Giorgio Napolitano Napoli, 1925 politico italiano, presidente emerito della Repubblica Italiana. È stato l’11º Presidente della Repubblica Italiana dal 2006 al 2015, il primo a essere eletto per un secondo mandato.
Eletto deputato nel 1953 – e successivamente sempre riconfermato tranne che nella IV legislatura nella circoscrizione di Napoli, fino al 1996 –, diviene responsabile della commissione meridionale del Comitato centrale del PCI, di cui era diventato membro a partire dall’VIII Congresso 1956, grazie all’appoggio che Togliatti aveva dato in quel periodo, a lui e ad altri giovani, nell’ottica della creazione di una nuova e più eterogenea dirigenza centrale.
In precedenza era stato presidente della Camera nell’XI Legislatura subentrando nel 1992 a Oscar Luigi Scalfaro, salito al Quirinale e ministro dell’Interno nel governo Prodi I, nonché deputato pressoché stabilmente dal 1953 al 1996, europarlamentare dal 1989 al 1992 e poi di nuovo dal 1999 al 2004, e senatore a vita dal 2005 nominato da Carlo Azeglio Ciampi fino alla sua elezione alla prima carica della Repubblica.
Nel 1960 e ad 1962 è responsabile della sezione lavoro di massa. Successivamente, dal 1963 al 1966 è segretario della federazione comunista di Napoli.
Nel confronto interno seguito alla morte di Palmiro Togliatti nel 1964, Napolitano è uno degli esponenti moderati di maggior peso, parte della corrente del partito più attenta al Partito Socialista Italiano – che, rompendo il cosiddetto “fronte popolare”, entrerà al governo con la Democrazia Cristiana – in contrapposizione a quella più legata al clima di ribellione precedente il Sessantotto.
Dopo essere entrato, a partire dal X Congresso, nella direzione nazionale del partito, dal 1966 al 1969 diviene coordinatore dell’ufficio di segreteria e dell’ufficio politico del PCI. Nel 1966 riveste l’incarico non ufficiale di vicesegretario di fatto del partito con Luigi Longo, finché due anni più tardi l’incarico sarà affidato a Enrico Berlinguer.
Nasce a Napoli da Giovanni 1883-1955, avvocatoliberale, poeta e saggista, originario di Gallo di Comiziano, e da Carolina Bobbio, figlia di nobili napoletani di origine piemontese. Dal 1938 al 1941 studia al Liceo Classico Umberto I di Napoli, dove frequenta quarta e quinta ginnasio per poi saltare alla seconda liceo (erano gli anni della guerra. Nel dicembre successivo si trasferisce con la famiglia a Padova, e lì si diploma presso il liceo classico Tito Livio. Nel 1942 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli.
Durante quegli anni entra a far parte del GUF di Napoli, collaborando con il settimanale IX Maggio dove tiene una rubrica di critica teatrale. In questo periodo si forma tuttavia il gruppo di amici storico di Napolitano che, seppur militando ufficialmente nel fascismo, guarda alle prospettive dell’antifascismo. Il giovane Napolitano, appassionato di letteratura e teatro un interesse coltivato tra i banchi del liceo classico Umberto I di Napoli, con amici come Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi, Antonio Ghirelli, Raffaele La Capria, Luigi Compagnone, debutta anche come attore in un paio di piccole parti nella compagnia del GUF al Teatro degli Illusi presso Palazzo Nobili.
In quell’anno, tra l’ottobre e il novembre, si consuma da parte dell’Unione Sovietica la repressione dei moti ungheresi, che la dirigenza del PCI condannerà come controrivoluzionari – l’Unità arriva persino a definire gli operai insorti «teppisti» e «spregevoli provocatori» -. Circa un mese dopo gli eventi della Rivoluzione ungherese del 1956, nel corso dell’VIII Congresso del PCI tenutosi a Roma 1956, anche Napolitano, in sintonia con la linea dettata dal segretario del PCI Palmiro Togliatti, elogia l’intervento sovietico criticando le posizioni di Antonio Giolitti e dichiarando:
«Il compagno Giolitti ed poi ci ha detto che l’intervento sovietico poteva giustificarsi solo in funzione della politica dei blocchi contrapposti, quasi lasciandoci intendere che l’intervento sovietico si giustifica solo dal punto di vista delle esigenze militari e strategiche dell’Unione Sovietica; senza vedere come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenarsi di una guerra calda, l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore dell’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare l’aggressione imperialista nel Medio Oriente, abbia contribuito, oltre che ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo».

